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Anche se è impossibile stabilire
con certezza il momento nel quale i nostri antenati adottarono
un qualche tipo di calzatura, è certo che l'impiego
di calzari vanta una storia che risale a migliaia d'anni addietro
nel tempo.
L'impossibilità di determinare precisamente la "nascita"
di questo articolo, si può attribuire al fatto che,
essendo i primi manufatti di origine vegetale o animale(fibre
intrecciate o pelli), quindi materiali organici e degradabili,
si siano decomposti senza lasciare traccia alcuna nei siti
archeologici.
Al contrario, è stato possibile dedurre l'uso di calzari
in raffigurazioni rupestri, rinvenute in Spagna, e risalenti
a 15 mila anni prima di Cristo. Si può quindi supporre
che gli uomini del tempo, impiegassero i calzari con lo scopo
prettamente utilitaristico di proteggere il piede dalle asperità
del terreno, e dalla inclemenza del tempo.
Altra significativa testimonianza sull'impiego
di calzature, seppur "primitive", ci perviene dal
ritrovamento sul ghiacciaio di Similaun in Trentino Alto Adige,
dei resti mummificati di un uomo risalente al 3300 a.C: al
momento del ritrovamento, parte integrante del suo vestiario
adatto al clima rigido era costituito da dei calzari costituiti
da una suola in cuoio, tomaia in pelle e fibre vegetali ritorte,
e da un'imbottitura di fieno per meglio proteggere il piede
dal rigore delle alte quote.
Guardando poi a epoche meno remote, l'impiego originario della
calzatura, quello utilitaristico e funzionale, è stato
affiancato dal gusto estetico per la stessa, che pur mantenendo
quindi una indubbia valenza sul piano pratico, assume in se
valori tipicamente sociali: anche la calzatura diviene elemento
d'espressione e di distinzione tra classi. Dalla forma approssimativa,
grossolana, tipica di migliaia d'anni prima di Cristo, si
è passati a modelli di estrema raffinatezza, eleganza,
e confortevolezza. In effetti questo cammino, non è
stato effettuato seguendo un percorso lineare; la tecnica
costruttiva, i nuovi materiali, lo sviluppo tecnologico, gli
stessi studi specifici di carattere medico-anatomico, hanno
caratterizzato un'evoluzione fatta di continue migliorie,
ma anche di "involuzioni" generate quando il lato
estetico trascendeva anche il buonsenso.. La scarpa modernamente
intesa è, in effetti, di recente concezione.
E' ad esempio importante considerare che, nonostante
fin dall'impero romano e sino al sedicesimo secolo d.C. vi
fosse distinzione tra la destra e la sinistra, tale differenza,
durante il 16° sec. d.C, si è invece perduta. Anche
il tacco è una "invenzione" recente: è
stata proprio l'introduzione di quest'elemento (avvenuta a
cavallo tra 1600 e 1700, a dare impulso all'evoluzione della
calzatura sia dal punto di vista tecnico, stilistico estetico
e funzionale.
Da quando è stato introdotto, il tacco,
ha determinato infatti la scomparsa delle forme del passato,
essenzialmente di tipo lineare, e creato la necessità
di realizzare scarpe con fondi più robusti e con una
forma più precisa rispetto alle realizzazioni effettuate
fino ad allora. Per secoli infatti le uniche forme utilizzate
erano due: una in ferro, che seguiva grossolanamente la linea
del piede umano, e impiegata per ribattere i chiodi d'assemblaggio,
l'altra di legno usata per determinare la forma e le dimensioni
esatte del modello, e che serviva poi per effettuare la cucitura
nella fase finale di montaggio. Ma ancora, l'introduzione
di queste nuove forme ha portato alla distinzione nettissima
, fino ad allora molto marginale, tra calzatura da uomo e
calzatura da donna.
Si tratta in definitiva di una storia, quella
della calzatura, che si snoda nel corso dei secoli, influenzata
dall'utilizzo, da fattori climatici e geografici, culturali
ed economici; un'evoluzione molto legata alla storia dell'uomo,
ai suoi costumi e tradizioni, che l'hanno resa un oggetto
necessario e insostituibile, talvolta assurto a oggetto d'arte
se non addirittura di culto. Soddisfatti i propri bisogni
primari, infatti, l'uomo ha sentito la necessità di
attribuire alla calzatura un surplus di valori non attinenti
alla funzione primaria di quest'oggetto.
Ed è proprio in quest'ottica che bisogna
leggere la presenza della calzatura sia nella letteratura
epica ad esempio, come i calzari alati indossati dal dio greco
Mercurio, sia nella narrazione fiabesca-popolare, come non
ricordare "Il gatto con gli stivali", o "Lo
stivale delle sette leghe", così come nelle estremizzazioni
che, nel corso del tempo, hanno caratterizzato la sua evoluzione.
Numerosissime, curiose e divertenti sono infatti alcune notizie
che, dalle cronache del passato, sono giunte sino a noi; tra
queste vale la pena segnalarne alcune tra le più significative.
Nella Venezia del 13°sec, e da qui poi
in tutta Europa, si diffuse l'uso di pianelle montate su suole
di legno o sughero alte anche 60 cm. Tali calzature divennero
un vero e proprio status symbol, al punto che pur d'indossarle,
le dame dell'epoca, per sorreggersi, ricorrevano all'uso di
due prestanti cavalieri; tuttavia l'alto numero d'infortuni
e di aborti conseguenti alle cadute portò al divieto,
peraltro disatteso, di calzarle. Nel 1300 invece per limitare
l'eccessivo lusso nel decorare le scarpe, furono emanate molte
disposizioni, tra queste la più originale è
quella che obbligava i sarti a confezionare gli abiti femminili
prendendo le misure con la modella scalza, onde evitare l'uso
di vesti lunghissime atte a essere indossate con zeppe non
solo esageratamente alte, ma anche eccessivamente arricchite
d'oro e preziosi;
Anche in Francia nella seconda metà del sec.13°,
un editto di Filippo IV vietò l'uso di Poulaines dalla
lunghezza spropositata( vennero fissate precise lunghezze
per la nobiltà la borghesia, il popolo); intorno al
1400 invece, a causa probabilmente di una deformazione del
piede che gl'impediva l'uso delle Poulaines, Carlo VIII, lanciò
la moda delle scarpe a "becco d'anatra" dalla singolarissima
punta quadra e che relegavano chi le indossava in una situazione
di equilibrio precario
Si tratta come è intuitivo pensare,
di esagerazioni che suonano come meri fatti di costume, ma
proprio da ciò, è possibile dedurre l'importanza
che la scarpa riveste per l'uomo.
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