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DISTRETTO INDUSTRIALE N. 5 REGIONE CAMPANIA

“I CAMPIONI DA SEGUIRE”

La società b2service.it di Aversa, che gestisce “Il portale della moda calzaturiera” (www.b2service.it), finanziato con i fondi POR 6.3, costituito prevalentemente dalle aziende calzaturiere del distretto n. 5 della Regione Campania (province Napoli e Caserta), ha effettuato un’indagine su un campione di bilanci di 32 aziende distrettuali, selezionate sulla base dei principali indicatori economico-finanziari disponibili. Il risultato dell’indagine consente di stilare una vera e propria classifica di “campioni distrettuali”, di analizzare le loro gestioni aziendali vincenti e di delineare uno scenario sulle capacità e realtà imprenditoriali del neonato distretto campano.

I numeri del distretto

E’ certamente il distretto più piccolo dei nove distretti italiani; il territorio può essere suddiviso nel:

- sub-distretto aversano a prevalente vocazione calzaturiera, comprendente 13 comuni della provincia di Caserta;

- sub-distretto grumese a prevalente vocazione tessile-abbigliamento, comprendente 8 Comuni della provincia di Napoli.

L’area del sub-distretto aversano ha registrato nell’anno 2000 una popolazione di circa 189.000 abitanti su di una superficie di 132 kmq. Con una densità abitativa, quindi, di 1345 abitanti per kmq., decisamente superiore alla media registrabile nella provincia di Caserta nel suo complesso che è di circa 300 abitanti per kmq. La popolazione del sub-distretto grumese ammonta nel 2000 a circa 473.000 abitanti. Si tratta di un’area la cui popolazione rappresenta circa il 10% della popolazione regionale. Rispetto al sub-distretto aversano, si rileva un numero nettamente superiore di unità locali manifatturiere, sebbene la distribuzione per classi dimensionali delle imprese indichi una maggiore presenza di piccole imprese. Il numero complessivo di imprese presenti nell’area napoletana, inoltre, sembra meglio equidistribuito tra tutti i comuni della zona, sebbene le maggiori concentrazioni d’imprese si riscontrano nei Comuni di Casoria, Grumo Nevano ed Arzano.

Il distretto n. 5, a tutto il 2003, comprende 1.187 aziende operanti nell’intera filiera calzaturiera e occupa 8.878 addetti, con una fortissima concentrazione nel Comuni di Aversa, Carinaro, Gricignano, Sant’Arpino e Teverola (il 65% delle aziende sono calzaturifici, il 45% artigiani). Il fatturato complessivo 2002, a livello di filiera di distretto, è di circa 3.500 milioni di euro, le prime 24 aziende “campioni” analizzate pesano per circa il 3,7% sul pil distrettuale con 132 milioni di euro di fatturato e circa 1.000 addetti. Nel 2003 il sistema moda del distretto afferente alla provincia di Caserta ha esportato prodotti per 57,8 milioni di euro mentre quello afferente alla provincia di Napoli 536,7 milioni. Le aziende della Provincia di Caserta, hanno esportato il 66% di prodotti verso l’Unione Europea; il 5% verso L’Europa Centro orientale e un ulteriore 5% verso altri paesi Europei; Le aziende della Provincia di Napoli, hanno esportato il 50% di prodotti verso l’Unione Europea; il 10% verso L’Europa Centro orientale e un ulteriore 12% verso altri paesi Europei. Le importazioni delle aziende della provincia di Caserta ammontano a 16,6 milioni di euro e quelle delle aziende della provincia di Napoli a 522,9 milioni di euro.

IL DISTRETTO N. 5 DELLA REGIONE CAMPANIA IN CIFRE

ANNO 2003

COMUNI

23*

IMPRESE

1.187

ADDETTI

8.878

FATTURATO

3.500,0 ME

EXPORT

594,5 ME

IMPORT

539,5 ME

* Inclusi i comuni  dell’area ASI Aversa Nord: Carinaro e Gricignano
Fonte: Unioncamere, 2002-2003

Nel distretto è presente una zona ASI (Area di Sviluppo Industriale) che comprende parte dei territori comunali di Teverola, Carinaro e Gricignano: sorgono qui i consorzi del settore calzaturiero (UNICA) e tessile-abbigliamento (IMPRE.CO).

Nel distretto è presente una zona ASI (Area di Sviluppo Industriale) che comprende parte dei territori comunali di Arzano e Frattamaggiore, avente un’estensione di 110 ha.

Le aziende ivi localizzate sono 75 ma solo 57 sono attive, mentre 8 sono ferme e le restanti 13 sono in fase di start-up. La parte di terreno ancora disponibile è di circa 25.000 mq.

A Frattamaggiore è in via di approvazione un PIP per ampliare la zona ASI. I PIP (Piani Insediamenti Produttivi) approvati e vigenti sono quelli redatti dai comuni di Cardito, Casalnuovo e Crispano. Mentre in via di definizione sono i PIP di Grumo Nevano, Calvizzano, Casandrino e Mugnano. Così, l’insieme delle aree per insediamenti produttivi ammonterà a circa 1.900.000 mq.

La ricerca e lo studio effettuato

Sono stati analizzati i bilanci di 24 aziende, su un campione di 32, delle province di Napoli e Caserta afferenti al Distretto industriale n. 5 della Regione Campania, selezionate sulla base dei principali indicatori economico-finanziari aziendali, relativi al 2002 (ufficialmente disponibili per la totalità della popolazione presso la banca dati Unioncamere utilizzata dalla Dun & Bradstreet): Fatturato, Margine operativo lordo, capitale sociale, reddito operativo caratteristico, utile netto, ROE, ROS, indice di indebitamento corrente e indice di durata dei crediti.

Delle 24 aziende analizzate, solo 5 superano i dieci milioni di euro di fatturato con una punta massima di 15,9 milioni di fatturato prodotto dal Gruppo Calzaturiero Campano, della provincia di Napoli e una punta minima di 1,9 milioni di euro di fatturato realizzato dalla Mister Valentino della provincia di Caserta. Il fatturato medio per azienda è di 5,5 milioni di euro.

La dimensione che emerge dall’analisi del fatturato si rivela caratterizzante l’intera gestione delle aziende. Infatti, le prime aziende per fatturato sono quelle che hanno tutte un medesimo andamento della redditività del capitale (ROE in media pari al 4%), della redditività delle vendite (ROS in media pari al 4%), la durata dei crediti. Il tempo medio, infatti, nel quale i crediti si rinnovano mediante i realizzi dei ricavi è di 66 giorni circa solo per le prime quattro aziende classificate.

Gli indicatori economico-finanziari medi del settore, invece, determinati sul campione di tutte le 24 aziende, sono uniformi per ciò che concerne la redditività delle vendite, che oscilla tra una punta massima del 9% della Fratelli De Cristofaro srl in provincia di Caserta ad una punta minima negativa del calzaturificio Ramirez spa della provincia di Napoli.

La redditività del capitale proprio, invece, oscilla in maniera disomogenea, in dipendenza della maggiore o minore autonomia finanziaria/capitalizzazione delle imprese. Si rilevano, infatti, dati che vanno dal 890% della Flecs srl della provincia di Caserta (elevatissimo ritorno sul capitale – basso – proprio investito) a dati fortemente negativi della F.lli De Cristofaro srl in provincia di Caserta.

Si presenta in misura omogeneo il ricorso al passivo corrente, presentando le aziende in discreto ricorso all’indebitamento a medio lungo termine. Il peso delle passività correnti sul capitale investito non supera la punta massima del 38% raggiunto dalla Roland srl della provincia di Caserta.

I tempi medi della durata delle dilazioni alla clientela, che denotano un fabbisogno finanziario tipico delle aziende “stagionali” è di circa 103 giorni. Tale indice raggiunge picchi massimi pari a 272 giorni della Mister Valentino srl della provincia di Caserta e valori minimi pari a 33 giorni del Calzaturificio Dema srl della provincia di Caserta.

Conclusioni

Il distretto industriale n. 5 della Regione Campania, in una sua accezione allargata alle aree produttive di Carinaro e Gricignano, si può ritenere in una fase del suo ciclo vitale definibile di start-up.

Dalla fase di start-up, nella quale l’organo di governo è solo potenzialmente presente, si dovrà necessariamente passare alla fase di crescita dove si assisterà all’emersione di una o più imprese guida dotate di una capacità di influenza alternata e discontinua, fino a giungere alle fasi di maturità e declino caratterizzate dalla presenza di un organo di governo ben definito, rilevante e indipendente, e da sub-sistemi consonanti e dipendenti.

Possiamo notare, pertanto, come il completamento del distretto vitale in tutti di suoi elementi coinciderà paradossalmente quindi, alla fase terminale del suo ciclo di vita, nella quale i sistemi rappresentati dalle piccole e medie imprese distrettuali, si trasformeranno in mere appendici produttive dell’impresa guida, non essendo più configurabili come entità separate ed autonome da essa.

Il verificarsi di tale identità, tuttavia, comporterebbe, qualora si verificasse, il collasso e la dissoluzione del distretto vitale non più definibile tale dall’emergere di partecipazioni economiche e finanziarie dell’impresa guida che assurgerebbe ad unica entità sistemica. Quest’ultima, analogamente ad un’impresa produttiva multi-plant, gestirà le imprese distrettuali come se fossero parte della propria struttura fisica, sulla quale poter esercitare pieni poteri di comando.

Concludiamo affermando che il distretto vitale di per se è un entità di rara identificazione essendo difficile l’instaurazione di relazioni tra gli elementi distrettuali che possono essere a tal fine qualificanti. L’impresa leader nel momento stesso in cui diviene tale se da una parte viene riconosciuta come determinante per la definizione vitale del distretto al tempo stesso ne pregiudica il suo divenire riducendo le interazioni sistemiche in meri rapporti di dipendenza e di subordinazione.